Con questa raccolta vogliamo creare un elenco di film che vuole essere da spunto per associazioni culturali, scuole, iniziative etc. che nell’ambito di un evento, vogliano proiettare un film riguardante la violenza di genere. Le pellicole sono state suddivise in tali macrocategorie categorie:

  • violenza domestica, maltrattamento
  • stupro, violenza sessuale
  • femminicidio
  • donne e retaggi culturali (tra religione e patriarcato)
  • diritti delle donne ( lavoro, aborto, divorzio…).

All’interno di ogni categoria i film sono stati posti in ordine alfabetico per facilitare la ricerca. Inoltre per ogni opera è stata aggiunta una trama riassuntiva. Il senso di tale raccolta vuole essere quello di utilizzare il potente mezzo dell’arte cinematografica che, grazie alla sua immediatezza nel raggiungere l’opinione pubblica, è prezioso strumento di lotta alla violenza di genere e potente mezzo di sensibilizzazione verso tale tematica.

http://www.olympiadegouges.org/sites/olympiadegouges.org/files/filmografia.pdf 

http://www.cineblog.it/post/342077/giornata-contro-il-femminicidio-6-film-che-raccontano-la-violenza-sulle-donne

 LEGGERE che passione !!

TITOLO SCRITTO da EDITO da
 Acciaio Silvia Vallone  Rizzoli
 Il velo della paura Samia Shariff  Sperling & Kupfer
 L’amore molesto Elena Ferrante  E/O
 La passione di Artemisia Susan Vreeland  Neri Pozzi
 La violenza nei legami d’amore Nicola Negretti   Il Segno Dei Gabrielli
Amore e violenza Lea Melandri Bollati Boringhieri
Amorosi assassini AA.VV Laterza
Ancora dalla parte delle bambine Loredana Lipperini Universale Economica Feltrinelli
Cattive ragazze Alessia Petricelli Sinnos
Centauri. Mito e Violenza maschile Zoja  La Terza
Crimini segreti  Giuliana Ponzio  Dalai 
Donne che amano troppo Robin Norwood  Universale Economica Feltrinelli
Donne che Corrono coi Lupi  Clarissa Pinkola Estes   Frassinelli 
Donne moderne Pat Carra  Glenat
Etica della Differenza Sessuale Luce Irigaray Feltrinelli
Il prezzo del velo Giuliana Sgrena  Feltrinelli serie bianca
Le Dee dentro la Donna Jean S. Bolen  Astrolabio Ubaldini
Letteralmente femminista Monica Lanfranco  Punto Rosso
Malamore Concita De Gregorio  Mondadori
Parola di donna R. Armeni Ponte delle grazie
Smettila di Camminarmi Addosso Claudia Priano  Guanda
Sottomesse Marie-France Hirigoyen  Einaudi
Stato di famiglia Daniela Danna Ediesse
Stupri di Guerra Marcello Flores  Franco Angeli
Una stanza tutta per se Virginia Wolf  Newton Compton
Uomini che odiano le Donne Stieg Larsson  Farfalle Marsilio i gialli

 

 

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La violenza sulla donne, nelle varie forme che può assumere, stupro, violenza domestica, violenza psicologica, è un tema che ultimamente campeggia troppo spesso nelle pagine dei giornali. Eppure è solo la punta dell’iceberg.

“Amorosi Assassini” racconta una piccola parte di queste storie, 300 per la precisione, grazie alla penna aggraziata di tredici donne del gruppo femminista “Controparola“, composto solo di donne “di penna”, tra cui anche Dacia Maraini. Il libro, uscito nel 2008, raccoglie trecento casi di cronaca, risalenti al 2006, legati in qualche modo alla violenza sulle donne: violenza domestica, sul lavoro, violenza sessuale e così via.

Le notizie sono riportate una per ogni capitolo e riscritte a turno dalle tredici scrittrici, in forma di racconto noir. Un campionario davvero terrificante. Ovviamente i co-protagonisti dei racconti, insieme con le vittime, sono gli uomini. Senza distinzione di classe sociale, dai benestanti ai poveracci, di provenienza geografica, nord sud e centro o di età; tutti uguali, tutti violenti. Dall’altra parte trecento donne morte: uccise fisicamente o mentalmente, ridotte a vegetali. Ciò che terrorizza di più di questo libro, e badate che ce né di che essere spaventati, sono le statistiche riportate nella prefazione. Sono riferite al 2006, e nel frattempo sono sicuramente peggiorate: 112 donne uccise da un marito, un fidanzato o un “ex” e 4500 denunce di donne a polizia e carabinieri per violenze, abusi, aggressioni (Fonte Ministero dell’Interno). La violenza sulla donne, nelle varie forme che può assumere, stupro, violenza domestica, violenza psicologica, è un tema che ultimamente campeggia troppo spesso nelle pagine dei giornali. Eppure è solo la punta dell’iceberg.

Benvenuti nel paese delle donne

Chi sarebbe disposto a mettere il suo stipendio nelle mani della nonna perché lo amministri? Quale uomo accetterebbe di mantenere i figli delle sue sorelle invece dei propri figli? Quale società, quale governo, quale religione accetterebbero di eliminare la struttura della famiglia tradizionale per sostituirla con una famiglia estesa dalla quale sono esclusi i padri biologici? E chi sarebbe d’accordo nel sostituire l’istituzione del matrimonio con un sistema basato sulla libertà sessuale in cui la donna decide senza pressioni di alcun tipo con chi passare la notte e quando avere figli? Questo è il mondo dei Moso. Un sistema che non produce i conflitti e le violenze tra i sessi che il senso comune generalmente attribuisce alla “natura umana”. Un portale con la scritta cinese attraversa la strada da un’estremità all’altra. Incuriosita chiedo alla guida cosa ci sia scritto. «Benvenuti nel paese delle donne», mi risponde e aggiunge, con una certa enfasi, «qui abitano i Moso, una società matriarcale». Siamo nella provincia dello Yunnan, ai piedi dell’Himalaya: “yun” vuol dire nuvola, “nan” vuol dire sud, il paese a sud delle nuvole. In questa regione incantata vivono i Moso, una minoranza etnica strutturata in grandi famiglie di discendenza materna. Questa società millenaria da sempre rifiuta il matrimonio. Persino durante la Rivoluzione culturale molte coppie tentarono di sottrarsi a un’imposizione che andava contro i loro stessi principi. Le coppie, infatti, non abitano sotto lo stesso tetto, ma passano la notte insieme per separarsi all’alba. Bizzarro, no? Pensate a una madre che redarguisce un figlio disubbidiente sotto la minaccia di farlo sposare! Fra i Moso non è impossibile che accada. Qui si tollera meglio un’infedeltà che la violenza derivante dalla gelosia.

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Centauri: esseri duali. Non soltanto erano insieme uomo e cavallo, avevano una doppia natura: saggi e guaritori, ma anche violenti e stupratori. L’identità maschile è scissa in animale (fecondatore) e civile (paternità) ben più di quanto lo sia quella femminile. La sua polarità sociale non è frutto di lunga evoluzione, ma recente e culturale. Quindi, più precaria. Con lo sprofondare del patriarcato riemerge, nel pieno della postmodernità, il polo “rimosso”: la natura animale, simboleggiata dal cavallo. Come nel mito, irrompono patologie quale lo stupro di gruppo, sconosciuto alle specie animali, testimone di una incapacità di relazione risolta con la violenza